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Accetto i termini e condizioni della Fondazione Ermanno Casoli

9 maggio 2024
FECincontra Agostino Iacurci

Il vincitore della XXII edizione del Premio Ermanno Casoli ci racconta della sua pratica artistica, di come essa si è evoluta nel tempo e dell’importanza che ricoprono nel suo lavoro la relazione e il confronto con le persone e i luoghi.

Ci racconti della tua pratica artistica e di come si è evoluta nel tempo?
La mia pratica artistica comprende diversi media ed è cresciuta e si è evoluta man mano che ho avuto accesso a spazi, mezzi e informazioni.
Sono partito da un immaginario più esistenziale e da strumenti a me accessibili come il disegno, la pittura ed una forma di scultura rudimentale.
Negli anni, mi sono appassionato a diversi temi come l’architettura, la storia della decorazione, la botanica, il paesaggio. Nel frattempo, dal disegno sono passato alla pittura nello spazio, poi alla collaborazione con artigiani e infine a generare veri e propri spazi attraverso le installazioni.
Nel tempo l’elemento umano da soggetto dei dipinti è diventato attore degli spazi che genero, in un certo senso sono passato da organizzare lo spazio bidimensionale della tela a coreografare visioni abitabili.

Nella tua pratica artistica utilizzi pittura, scultura, disegno. Qual è il medium con il quale ti senti più libero e spontaneo di esprimerti?
Tra i medium direi il disegno o la pittura per la praticità e l’immediatezza rispetto agli altri, ma forse la parte in cui mi sento più libero e spontaneo è proprio la fase di invenzione, ideazione e la progettazione.

Che valenza ha per te realizzare grandi murales e installazioni, e in generale arte nei luoghi pubblici? 
Il murales è una delle prime forme che ha preso il mio lavoro, è avvenuto in maniera istintiva, lo trovo un mezzo molto potente perché ha la capacità di trasformare gli spazi con un gesto minimo, economico e reversibile, come stendere un velo di pittura. L’installazione per me viene da una evoluzione del murales, dalla possibilità di sviluppare un immaginario pittorico nella terza dimensione.
Trovo molto interessante misurarsi con spazi non convenzionali dell’arte, dove il lavoro deve interagire con un pubblico eterogeneo facendo a meno dell’aura sacrale che gli viene conferito dallo spazio espositivo canonico.
L’esperienza mi ha inoltre insegnato che al di là della valenza artistica, intervenire in un determinato luogo, anche solo con un gesto minimo, finisce per generare domande, dibattiti e, nei casi più fortunati, anche processi virtuosi di cura dei luoghi.

Che ruolo ha il pubblico e il dialogo con l’altro nell’ideazione e creazione delle tue opere?
Penso ai miei lavori come a degli strumenti di dialogo, del resto la mia pratica, è uno dei modi con cui mi esprimo e comunico con gli altri.
Il dialogo fa anche parte del mio metodo e dei miei processi ideativi, mi piace raccogliere informazioni e pareri da più interlocutori, confrontarmi con curatori, artigiani, pubblico, passanti. Ho realizzato diversi lavori in forma di workshop-laboratorio in cui il dialogo e le relazioni sono quasi più importanti dell’esito e della forma finale assunta dal lavoro.
Inoltre, in questa dimensione dialogica includo anche il confronto con i luoghi, l’arte e la cultura del passato, le informazioni, i suoni e le immagini che hanno informato il mio lavoro. Infine, c’è il dialogo e le relazioni che spero il lavoro siano in grado di generare autonomamente in futuro, una volta realizzato.

Sei vincitore della XXII edizione del Premio Ermanno Casoli, che cosa ti aspetti da questa esperienza?
Per me è un grande onore, perché è un premio che prima di me è stato assegnato ad artisti di cui ho grande stima e rispetto. Mi auguro di fare un lavoro utile di e di riuscire a goderci la fase di realizzazione con il team della Fondazione Ermanno Casoli e tutti i dipendenti di Airforce.